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2006-10-07 Golden Week nel Kyushu 九州旅行 parte 1 - Matsuyama 松山Siamo partiti quindi io e la Segre dall'aeroporto di Haneda, alla volta di Matsuyama.
Durante quell'oretta di volo abbiamo tradotto una canzone degli Stadio
("In paradiso con te"). Atterrati, sono venuti a prenderci la Bretone e il ricercatore Idetoshi, mio coetaneo (ecco uno che ha chiesto la mano della fidanzata a suo padre, per esempio). Siamo andati in un ristorante denominato italiano/giapponese, che in realtà non aveva nulla di italiano, perché abbiamo mangiato sashimi e altre cose giappe, però erano preparate con una certa qual originalità. Siamo approdati a casa della Bretone e abbiamo dormito nei futon, con un cuscino pieno di chicchi di grano saraceno. Il mattino dopo, mentre la Bretone andava a lavorare all'Università per l'ultimo giorno, la Segre e io siamo andati a visitare il castello di Matsuyama, che sta sulla cima di un colle verdeggiante al centro della città; un po' come il castello di Udine, solo più grande. Durante la salita si è messa a strillare come un'aquila quando ha visto un bruco appeso a un filo. Meno male che è nata in campagna. Il castello è il tipico castello giappo (sono un po' tutti uguali, mi sa, a parte quello di Okinawa che è stile un po' cinese), ma ha la particolarità che vi è ambientato un monogatari (romanzo) del periodo Meiji (seconda metà '800), il famoso "Botchan". Infatti, c'era una figurante vestita da Madonna, una delle personaggie, con cui la Segre ha insistito che mi facessi fotografare. A ora di pranzo ci siamo rifocillati in un locale microscopico (4 posti al banco, e basta) dietro al castello, che faceva l'okonomiyaki sia nella versione di Osaka che in quella di Hiroshima. Ho fotografato tutte le fasi della preparazione, il problema è che non so esattamente che cosa ci stavano mettendo dentro. Comunque era da quando leggevo Rough che volevo provare l'okonomiyaki. Poi però volevo la mia dose quotidiana di templi, per cui ho trascinato la Segre fino al santuario shinto di Isaniwa-jinja, dove mi sono fatto spiegare da lei come si dice "non solo... ma anche..." in giappo (era complicatissimo e non me lo ricordo più), e poi fino al tempio buddista di Ishite-ji. Qui la Segre, che si dichiara "buddista ma non religiosa", ha acceso l'incenso e ha suonato la campana a martello. Ha dato dei bastoncini d'incenso anche a me. Non sono buddista, nonostante la paura di mia nonna che finisca per convertirmi a contatto coi giappi, ma non volevo mettermi a discutere in un tempio. Pare del resto che da queste parti sia un segno di rispetto comportarsi da buddista in un tempio buddista, anche se non lo sei. Ma accendendo i suddetti bastoncini mi stavo semiustionando la mano, per cui li ho lanciati verso il braciere con un gesto sconnesso anziché infilarli nella cenere. Questo tempio, abbondante di statue e decorazioni, era abbastanza affollato (e rumoroso), perché fa parte del circuito sacro degli 88 templi dello Shikoku, che i pellegrini vestiti di bianco (detti henro) usano visitare in sequenza. Il sole stava ormai per tramontare quando abbiamo raggiunto i bagni pubblici storici di Dougo Onsen, uno dei pochi edifici civili antichi che ho visto in Giappone, esclusi i castelli. L'unico modo per visitare questo edificio è fare un bagno, cosa di cui la Segre ha colto l'occasione (molto saggia, visto che ci aspettava una nottata in traghetto con successivo treno verso Nagasaki). Io invece, dopo aver pagato 400 yen di biglietto, non me la sono sentita di sfidare il tempo che stringeva, la folla immane e le urla aggressive del personale: "chiketto! chiketto!" (=ticket), e sono rimasto ad aspettarla nel corridoio, guardando le figure di un volume che illustrava come questi bagni hanno ispirato le scenografie del film "La Città incantata" http://filmup.leonardo.it/sc_spiritedaway.htm di Hayao Miyazaki. Con il tram abbiamo quindi raggiunto la Bretone e ci siamo avviati alla stazione, con una certa concitazione perché cominciava a esser tardi. La Segre ha fatto un paio di telefonate in giappo per capire quale autobus dovevamo prendere, e per fortuna, perché stavamo per sbagliare. In mezz'ora di treno abbiamo raggiunto il porto e ci siamo imbarcati sul traghetto per Kokura verso le dieci di sera, non senza aver fatto scorta di strap di Hello Kitty al negozio di souvenir del porto. Golden Week nel Kyushu 九州旅行 - parte 0 Kyushu. Il primo viaggio di più giorni da quando sono in Giappone.
in Kyushu??? Mi chiede incredula la ex-Segre. in Kyushu??? Mi chiede incredula la Dea. Perché proprio Kyushu? Perché non a Kyoto e Nara, o a Okinawa, o in altri posti più interessanti? Facciamo un passo indietro: dovete sapere che la mia collega Bretone è stata quattro mesi a Matsuyama, nello Shikoku. Prima di partire da Roma le avevo lasciato in eredità il mio manuale HUGO "Simplified Japanese" che era stato il mio fido compagno di metropolitana per due mesi, e ci eravamo scambiati un po' di opinioni. Sapere il giappo le sarebbe servito assai più che a me: Matsuyama non è Tokyo, occidentali neanche l'ombra e gli studenti non se la cavavano molto con l'inglese. Quattro mesi abbastanza solitari, eccezion fatta per i viaggi in giro per il Giappone. Però ha visto il "vero" Giappone, la provincia profonda dove l'uomo celibe chiede ancora la mano della fidanzata a suo padre, il quale si fa un punto d'onore di bravo padre a fargli il terzo grado per l'occasione, premurandosi di sapere per prima cosa quanto guadagna. Insomma, la mia collega aveva già visto Hiroshima, Kyoto, Nara e Himeji. A me non garbava l'idea di viaggiare da solo e quindi mi sono aggregato a lei nel suo progetto di visitare l'isola di Kyushu. Per far meglio, ho aggregato anche la Segre. L'itinerario alla fine l'abbiamo stabilito io e la Segre, che ha fatto tutte le prenotazioni degli alberghi e dei mezzi di trasporto via internet, nonostante Kira fosse quasi riuscita a fare prima e meglio di lei. Questo il piano, accettato dalla Bretone praticamente a scatola chiusa, perché durante la preparazione era in giro con i suoi: ![]() Tokyo - Matsuyama: volo JAL (28000 yen) Visita a Matsuyama (castello) e pernottamento a casa della Bretone Matsuyama-Kokura: - traghetto notturno (4400 yen) Kokura - Nagasaki: treno (4900 yen) Visita a Nagasaki (hotel: 4200 yen) Nagasaki - Unzen: corriera (1900 yen) Visita a Unzen e al vulcano attivo Fugen-Dake Unzen-Shimabara: corriera (800 yen) Shimabara - Kumamoto: traghetto (900 yen) Visita a Kumamoto (hotel 4800 yen) Da qui, divisione dei percorsi: La Bretone: Kumamoto - Oita: treno Oita - Matsuyama: traghetto diurno (3500 yen) La Segre e io: Kumamoto - Kagoshima: treno (shinkansen 6700 yen) Visita a Kagoshima (6500 yen) o a Kirishima (zona vulcanica) Kagoshima - Tokyo: volo ANA (21000 yen) 2006-03-20 Messaggio per E.Misterioso E, che fine hai fatto? sei tornato dal Kansai? perché non commenti più? ...Non vuoi più sapere se hai effettivamente individuato il Tocu? Nel Neo-Sekai の Chûshin ti stiamo aspettando, manchi solo tu. No be', in realtà mancate in tanti; ma tu in special modo devi esserci... perché devo tenerti sotto controllo!! ^_^ No, scherzo, sei il benvenuto, davvero! 2006-03-07 Agganciamento!!!Questo blog continua sul Neo-Sekai no Chûshin, all'indirizzo
http://akanishi.splinder.com (lì c'è anche la risposta che aspetti con
ansia, caro E...) Piccolo particolare: vi serve un accesso a splinder, perché il blog è privato. Richiedetela mandando il vostro indirizzo e-mail o il nome utente splinder, se ce l'avete, ad Akanishi (akanishi.sekai@yahoo.com); non siate timidi... 2006-03-04 Meno 3Intermezzo musicale (...fate finta di essere in attesa di prendere la linea a un call center ;) ) Video girato a Tokyo, e in particolare anche a Shibuya ("in centro" per i residenti) della 19enne Yui, clone giappo di Aprile Lavinia: "Life" (Ringraziamo YouTube) Occhio al volume delle casse prima di cliccare, se siete sul posto di lavoro specialmente... 2006-03-02 Meno 5Contrordine, compagni! Ho deciso che continuerò il blog ("ristretto") su un altro server (ancora devo decidere quale), mentre questo rimarrà "aperto" con un avviso per eventuali ritardatari che non fossero aggiornati agli ultimi sviluppi. Mi spiace per quelli che si sono già premurati di registrarsi un account msn... tornerà utile in altra occasione. 2006-03-01 Meno 6Mi stanno arrivando e-mail di lettori più o meno disperati o in crisi
d'astinenza da blog. Ovviamente la cosa mi fa molto piacere (detta
così,
pare una professione di sadismo...) Riassumendo: il nostro gradito lettore E, italiano residente in questi dintorni, ha riconosciuto uno dei personaggi da me descritti, il ben noto Daiggiobbe. Questo mi ha messo la classica pulce nell'orecchio, e mi sono chiesto che cosa potrebbe succedere se qualcuno riconoscesse il Tocu... e magari gli comunicasse l'esistenza del Sekai no Chuushin a mia insaputa... Ora, il Tocu non vuole che si sappiano in giro certe cose. Finché racconto a casa o a persone che non lo conoscono e non lo incontreranno mai, mi ha detto, passi. Ma ovviamente non sa che scrivo un blog... È un caro ragazzo (?), ma penso che s'incazzerebbe come una vipera se sapesse che riporto le sue avventure coram populo, e avendo visto di che cosa è capace un Tocu in modalità "Vendetta", non lo augurerei per nemico nemmeno al mio peggior nemico. Siccome la paranoia cresce come un cristallo su un centro di nucleazione, mi sono chiesto tante altre cose: e se il mio blog fosse facilmente rintracciabile con un motore di ricerca per parole chiave? e se in questi giorni che c'era l'|n4ugura2|0n& del labo, qualche gi0rn41i§ta avesse trovato il mio blog e fatto 2+2?? e se LA famosa gj0rn@1i$7a descritta nel capitolo "La D0lce Vita" avesse riconosciuto sé stessa??? e se il misterioso E fosse addirittura il mio prof italiano sotto mentite spoglie???? e se il misterioso E fosse null'altri che il Tocu stesso che ha trovato il mio blog cercando notizie sull'1nau9ura2i0ne, e ora si diverte a tirare la corda per vedere come reagisco, in attesa di gettare la maschera e gettare Akanishi nei più profondi recessi delle segrete del castello????????????????????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Abile attore com'è, non gli sarebbe difficile. Apocalittica visione di morte, come diceva zio Paperone nei momenti più ispirati. Dopo una terribile frazione di secondo mi sono tranquillizzato, quando ho osservato che il Tocu usa una tastiera italiana, a differenza del misterioso E. Ma come dicono gli Einstu&r2&nde Neu6auten, was nicht ist ist moeglich: ciò che non è, è possibile. Scusa caro E, se ho dubitato della tua esistenza. Anzi colgo l'occasione per proporti di incontrarci di persona, se ti va (all'insaputa del Tocu, magari...) Per cui, ho preso la decisione epocale a lungo rimandata: il blog sarà ristretto a un pubblico selezionato. Non necessariamente amici del mondo fisico o di lunga data (grazie della vostra visita, Honeymoon e Spirit!). Però, per avere l'accesso, bisogna essere autorizzati da Akanishi. Il che comporta avere un account msn e comunicarmi il vostro indirizzo e-mail relativo a quell'account, e mi dispiace per tutti coloro che non vedono di buon occhio fornire i propri dati personali alla Micro$oft o a me, che ovviamente me li rivenderò subito agli spammer. Solo per le incombenze di questa occasione, riporterò in vita l'indirizzo e-mail dismesso akanishi.sekai@yahoo.com, in cui potete scrivere cose del tipo "non riesco ad accedere! come si fa?". Eventualmente, potrei anche considerare l'ipotesi di migrare su un altro server... uno spazio su splinder ce l'ho già, anche se non l'ho mai usato. Suggerimenti? La data dell'immersione è prevista per il 7 marzo dell'anno 18 dell'era Heisei, ovvero 2006 dell'era cristiana. Ovviamente si può fare richiesta anche dopo, via web, però è meglio prima... Intanto, ho censurato (temporaneamente) gli ultimi tre capitoli, i più compromettenti... ma torneranno, insieme ad altre mirabolanti avventure, dopo... 2006-02-11 Shinya, l'uomo-modaPer la pletora di studenti qui al labo sono ancora una specie di uomo
invisibile. Tuttavia, a forza di scambiare qualche parola, più che
altro per lavoro, un po' alla volta sto entrando nel campo visivo di
alcuni di loro (sono qui già da 3 mesi, vi ricordo). Uno dei più appariscenti è Shinya, detto il Moda (io e il Tocu usiamo dei soprannomi per non far capire quando parliamo di loro in italiano), perché indossa cose tipo camicie iridescenti, sgargianti o leopardate, una cintura laccata scarlatta, o una giacca di velluto nero su una maglietta scollatissima che gli permette di sfoggiare i muscoli. Porta sandali senza calzini anche in pieno inverno (in labo). Ha una calotta di capelli tinti, spioventi e inamidati che non sfigurerebbe come paralume, e puoi rintracciarlo in laboratorio seguendo la scia di profumo che lascia. Insomma, un coatto giappo con parecchi yen da spendere. È piuttosto alto, ma ha le gambe straordinariamente corte (ma non storte), da tipico giapponese, il che non gli ha impedito di correre la maratona alle Hawaii qualche mese fa. Secondo il Tocu, è uno che becca un sacco di babe; ma in realtà non sappiamo quasi nulla della sua vita privata. Grazie a dio parla un discreto inglese, anche se usa "hear" al posto di "ask", traducendo letteralmente dal giapponese kiku che vuol dire entrambe le cose, pronuncia "thermal" come /zâmar/ e così via. Quando ha capito risponde "aaaaah! ye ye ye ye ye ye ye[ah]", anche questo ricalcato sull'uso giapponese "so so so so so so so...". Saluta sempre i due gaijin con un cordiale "ôh! gûd mônin'" anche se sono le quattro del pomeriggio. All'inizio gli rispondevo "good afternoon!" nel caso, ma adesso ho preso a dire "good morning" anch'io per prenderlo un po' in giro. Giorni fa ho preparato delle pastiglie ceramiche di elettrolita; a vista sembravano buone, ma i raggi X hanno rivelato che sono inquinate da un po' di allumina. Volevo buttarle via. Quelle che ha preparato lui hanno delle macchie verdi di allumina grandi mezzo centimetro, ma lui non sembra preoccuparsi troppo: le toglierà con la carta vetrata. "Ma non è che la carta vetrata deposita particelle di vetro sulla tua pastiglia, che è ancora peggio dell'allumina?" ho detto. A questo nessuno aveva pensato. Da allora mi ha preso molto sul serio, tanto che ieri mi ha chiesto un consiglio su come depositare un elettrodo. È la prima volta che uno studente mi fa una domanda. Disgraziatamente è anche la prima volta che deposito elettrodi. 2006-02-03 La Triade - 2Il terzo componente della ex-Triade è Er Cassata.
Tuttavia, sciolta la Triade formata
con Er Pirata e Er
Pomata, questo
soprannome, che gli era stato appioppato solamente per rimare con gli
altri due, è in via di aggiornamento. Il miglior candidato pare
attualmente "Daiggiobbe", derivato dal suo
intercalare preferito (ovviamente assieme a "minchia"),
ovvero daijôbu (=va bene) come esce pronunciato da un
siciliano che non ha perso il suo accento e che non ha mai aperto un
dizionario (non solo di giapponese, forse). Daiggiobbe lavora alla caffetteria di cui vi ho parlato; è arrivato poco più di un anno fa al seguito della moglie giapponese, che ha ben 11 anni più di lui. È piuttosto basso di statura, magrissimo e curvo; anche lui, come Er Pomata e il Tocu, porta i capelli lunghi, raccolti da un elastico e da un orripilante cerchietto. Capisce il giappo (?) senza averlo mai studiato, ma non si spreca a migliorarlo, nonostante le insistenze del datore di lavoro. Figurati se torno sui libri! protesta. Si rifiuta di mangiare cibo locale: sua moglie ha dovuto imparare a cucinare all'italiana. Quando va a cena fuori non si abbassa a usare le bacchette, ma chiede perentorio: "Fork!" senza nemmeno aggiungere onegai shimas' (=per favore). Sente molto la nostalgia di casa e gli mancano specialmente i suoi genitori. È insofferente alle regole giapponesi e al carattere degli indigeni; afferma di non capire mai che cosa pensano, sua moglie compresa. E quando mai ha capito qualcosa quello lì, commentiamo velenosi io e il Tocu in separata sede. L'altro giorno parlava dell'11 settembre con l'aria di chi la sa lunga sui retroscena; a un certo punto ci chiede: - Conoscete la Siria? Tocu: - cioè? - La Siria, la conosci? Tocu: - vuoi dire se l'ho visitata? no, ma... - Ok; 'sta Siria è uno Stato, la capitale è Damasco. Ospita dei gruppi di terroristi etc etc... Daiggiobbe suggerisce di fare attenzione a quello che diciamo, perché, sostiene, molti giapponesi capiscono l'italiano (mi pare abbia sparato un 30%...). Dal canto suo, parla sempre a voce altissima (per gli standard di qua, s'intende), come per esempio l'altra sera in un ristorante semi-italiano, quando concionava sulla (scarsa a suo dire; ma il Tocu smentiva) destrezza delle giapponesine nel fare certe cose che non è il caso che ripeta nei dettagli. Sì perché questo tizio che sembra un rapito dagli alieni, e che se fosse rimasto in Italia - su questo c'è generale accordo - sarebbe una specie di archetipo della sfiga, inganna l'attesa del rientro sul suo pianeta con un'amante meno che ventenne, e pare non gli manchino anche altre occasioni. L'altro giorno ho detto al Tocu: Dobbiamo uscire più spesso con Daiggiobbe: non c'è niente da imparare da lui, ma ti fa sentire meglio al confronto. 2006-01-29 La Triade - 1Vivendo da italiano a Tokyo capisci subito l'importanza di avere una
rete di contatti umani. Paracadutati in un contesto alieno, i socievoli
e i simpatici sopravvivono meglio, circondandosi di un dendrite di
persone che poi possono dar loro una mano nelle necessità della vita
quotidiana, dal comprare la verdura all'ammobiliare un appartamento. I
misantropi, i timidi, quelli con l'etica del sommergibile e del "fâ
di bessòi" soccombono, o languiscono solitari cibandosi di bacche e
radici, ovvero di ciotole di ramen liofilizzato. Ovviamente il Tocu è maestro nell'arte delle public relations. Provate a girare con lui per Shibuya il sabato sera; ormai conosce tutti: ogni dieci metri saluta qualcuno, ogni 5 una baba gli sorride. Come fa? Per esempio, quando non ha lavoro sperimentale in laboratorio, se ne va "in centro", come dice lui, si siede in una caffetteria, si fuma una sigaretta studiando giappo o leggendo articoli; dopo un po' attacca bottone con qualcuno, gli dà il biglietto da visita etc etc. Dovete sapere che esiste una catena di caffetterie di proprietà di un produttore di caffé italiano, di cui non dico il nome per non fargli pubblicità gratuita. Quella di Shibuya è diventata il ritrovo degli espatriati italiani della zona (anche degli spacciatori marocchini negli ultimi tempi, ma in altri orari). Il Tocu è diventato cliente fisso e amico di due italici individui che meritano entrambi una menzione, sia pure per motivi diversi. Insieme formavano quella che avevo chiamato la Triade: Er Pirata (il Tocu), Er Pomata e Er Cassata. Ora però er Pomata e er Cassata hanno litigato e non c'è più la Triade. Er Pomata, per la serie dio li fa poi li accoppia, è un marpione se possibile peggio ancora del Tocu. Sui 30 anni, dirige una scuola di italiano. Chissà perché, ha quasi solo studentesse. Pizzetto sagomato alla Diego Abatantuono, foulard al collo e un etto di gel nei capelli, raccolti a codino (da cui il soprannome), parla giappo fluentemente e ha una moglie giapponese carinissima; quanto lui è viscido e sofisticato, tanto è acqua e sapone lei. Questo tale viaggia sempre con un biglietto in tasca, scritto da lui medesimo in giappo, che riporta una frase del tipo "Non ho potuto fare a meno di notarti: mi sei piaciuta tantissimo. Se vuoi chiamami al numero etc etc". Quando vede una ragazza che lo ispira, ma ahimè accompagnata, tira fuori il biglietto, finge di scriverlo sul momento davanti ai suoi occhi, indi glielo consegna senza che l'uom se ne avveda. Tutte, ovviamente, lo prendono (il biglietto) - per curiosità almeno; e qualcuna anche lo chiama e l'invita a uscire, dice lui. Nella sua scuola ha organizzato una festa per san Valentino. Poi riflettendoci, ha pensato che in questa data sarebbero venute soltanto quelle libere, oppure che quelle impegnate si sarebbero portate il ragazzo. Per cui, ha deciso di anticipare la festa alla domenica precedente - così li battiamo sul tempo, ha detto. "Battiamo" perché ovviamente lui e il Tocu hanno subito stipulato un patto d'acciaio: si coprono a vicenda ("Tocu, stasera per la cronaca sono a cena da te"), escono a caccia assieme, si scambiano consigli e indirizzi degli alberghi a ore. L'ultima volta si sono incrociati nello stesso albergo e hanno imbastito un castello di scuse al telefono per la moglie del Pomata, che si era preoccupata; sotto gli occhi attoniti dell'amante del Tocu, che ancora non lo conosceva bene, e ridendo esclamava: Ora vedo dal vivo come siete voi Italiani... proprio così vi immaginavo!!! Ora il Tocu insegnerà nella scuola del Pomata, e non dubito che ci sarà un'impennata di iscrizioni. 2006-01-21 Il tema di fine corsoCredo che qualcuno si sgomenterà al pensiero che la mia mente di gaijin
possa dopo solo 2 mesi di corso generare un intero componimento in
giapponese. Stupore mal riposto: solo dopo 4 passaggi di correzioni
della sensei questa pagina ha assunto una parvenza di senso. E poi, non
chiedetemi di rileggere quello che ho scritto. 私は去年の10月14日に日本にきました。イタリアのトルヴェルガータ大学の化学の研究員です。東京大学の宮山先生の研究室で一年かんとても興味のある テーマを勉強します。東京大学はとても有名な大学です。 日本についた日、il Tocuさんにあいました。il Tocuさんもイタリア人の化学の研究員です。すぐ、il Tocuさんと銀行とか郵便局とかレストランとか スーパーなどに行きました。il Tocuさんはとてもフレンドリで、勤勉です。化学の分野で素晴らしい成果をたくさんあげていました。 日本にきましたから、イタリアの人達はみんな驚きました。イタリアの人は日本はとても難しい国だと言います。例えば、アメリカは遠くても、ヨーロッパと ちょっとしか違いません。もっと生活しやすいです。それに日本語は難しいです。とくに、漢字はとても難しいです。生活も違います。食べ物も違います。箸は つかにくいです。 祖母は生魚は危ないと言いました。祖母は94歳で、刺身と言う言葉を知りません。 でも、私は怖くありませんでした。日本はいい国でした。観光客は神社とか城とか温泉などだけ訪ねます。私も週末に神社や城などを訪ねますが、日本にすんで いて、日本人といっしょに生活しています。この方がもっと面白いですね。 二か月かん日本に住んで、冬休みのために私の町に帰りました。家族は「天気や食べ物や家や人などどう?」と尋ねました。友達はいつも「日本の少女は奇 麗?」と尋ねます。 私は「日本が好きだ。」と答えました。殆んどの食べ物がすきです。食べ物で、お好み焼きが一番すきです。家は小さいですが、小さすぎません。日本人はとて も親切です。電車は速いですから、どこにでも行けます。 でも、まだ私には問題があります。日本語があまり話せませんから、会話は無理です。イタリア人とおなじで、日本人はあまり英語を話せません。多分、ときど き分かると思いますが、内気なのであまり話しません。だからこそ、私は日本語を学び、日本の人達と話したいです。 2006-01-11 Nonno CesareIl 21 dicembre, il giorno prima che tornassi da Tokyo, mio nonno Cesare è morto. Negli ultimi due mesi aveva avuto l'herpes zoster e la polmonite, per la quale era stato ricoverato. Infine era guarito e tornato a casa, ma questi malanni lo avevano molto debilitato. Era nato il 13 settembre del 1916 a Strassoldo, vicino a Cervignano. Suo padre faceva il bracciante, e subito dopo la Prima Guerra Mondiale si trasferì con la famiglia a Pirano d'Istria. Grazie anche all'aiuto economico dei suoi fratelli e sorelle (erano otto, lui compreso), Cesare potè studiare e diplomarsi maestro elementare. Il suo primo incarico di insegnamento, nel 1936, fu a Orlec/Aquilonia, un paesino nell'interno dell'isola di Cherso, che qualche anno fa ho visitato. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu arruolato come ufficiale, in quanto diplomato, nei paracadutisti della Folgore; un attacco di malaria gli evitò la trasferta in Africa e la battaglia di El Alamein, da cui il reggimento, com'è noto, uscì decimato. Nel 1942 si sposò con mia nonna; da allora, portava sempre con sé l'avviso di matrimonio. Nel 1944 nacque suo figlio (mio padre). Dopo l'8 settembre del 1943, ritornò clandestinamente a Pirano e si unì ai partigiani con il cognato Paolo. Tuttavia, i partigiani di Tito non tardarono a imporre la loro egemonia sul movimento in Istria, e per la frazione italiana, anche quella comunista, non ci fu più possibilità di azione, se non ai loro ordini. Minacciato dagli occupanti iugoslavi, decise di trasferirsi in Friùli con la famiglia nel 1950, prima del grande esodo degli Istriani del 1954. Qui abitò a Tricesimo fino al terremoto del 1976. Al quarant'anni si laureò in Economia e Commercio all'Università di Trieste, senza mai aver seguito una sola lezione; divenne pertanto professore di matematica alle medie; dopo il terremoto del '76 andò in pensione. Dopo i settant'anni cominciò a soffrire di problemi di circolazione che progressivamente intaccavano le cellule del cervello; pertanto, perdeva progressivamente la memoria a breve termine, anche se ricordava perfettamente fatti, persone e nomi anche di cinquanta o sessanta anni fa. Era molto frugale, molto legato alla famiglia, ed era un uomo "tutto d'un pezzo", come non se ne trovano più. Aveva lottato e sofferto in nome delle sue idee, ma non le ostentava, né si vantava di quello che aveva fatto, né cercava mai di imporle d'autorità agli altri, soprattutto in famiglia; non l'ho mai visto polemizzare o litigare con nessuno. L'espressione accigliata della foto non gli rende giustizia: era sempre sereno e affabile. A titolo di esempio del suo carattere, mi hanno raccontato che smise di fumare in un giorno solo, senza cerotti né terapie psicologiche, semplicemente buttando via l'ultimo pacchetto di sigarette, ancora negli anni '50. Mia nonna soprattutto è molto abbattuta. Suo marito è stato accanto a lei per 63 anni; le è impossibile pensare la vita d'ora in poi senza di lui. Si sente improvvisamente molto vecchia. Quando sono ripartito per Roma, per poi tornare a Tokyo, mi ha rassicurato: "Ti aspetto, sai". Vale a dire: non come il nonno. 2005-12-19 家に帰りますIn questi giorni ho problemi con la posta elettronica sul mio portatile, per cui non riesco a scrivere gli auguri di Buone Feste a tutti voi. Il 22 dicembre atterro a Fiumicino, dove er Gorizia molto cortesemente si è offerto di venire a prelevarmi. Il giorno dopo, che tra parentesi è il compleanno del Tennou, prendiamo il treno per la terra natia. Il mio ritorno nel paese del Sole nascente è previsto per una data imprecisata all'inizio di gennaio. Quindi vi saluto tutti via blog e spero che ci vedremo presto. 2005-12-11 Glorie del vecchio GiapponeVerso la metà di novembre sono andato al Meiji Jingû, la tomba-tempio
dell'Imperatore Meiji, colui che modernizzò il Giappone a tappe
forzate tra il XIX e il XX secolo, permettendogli di tener testa alle
potenze
coloniali. Fulgido esempio ne fu la mitica Guerra russo-giapponese del
1905, che sgomentò il mondo (occidentale). A proposito della Guerra russo-giapponese: giorni fa c'era un documentario in televisione, con tanto di mappe animate con la disposizione delle armate sul campo (Senpai, avresti dovuto vederlo). Non vi dico le nuvole d'incenso che a distanza di 100 anni esatti la NHK (tivù di Stato) spargeva sull'ammiraglio Tôgô, artefice della vittoria di Tsushima! Anche la sua tomba-tempio si trova nel quartiere di Harajuku, vicinissima al Meiji Jingû; ci sono passato davanti verso le cinque del pomeriggio, ma era ormai chiuso, immerso in una quiete spettrale, a pochi metri dall'affollatissima via-dello-shopping Takeshita Dôri (che si meriterà un capitolo a parte) e dalla stazione di Harajuku, dove c'erano 15 code di 20 persone ciascuna a fare il biglietto della JR (Japan Railways). Recentemente sono tornato al Tôgô Jinja. Nel cortile c'è una serie di disegni, che sembrano quelli della Domenica del Corriere, che illustrano la sua vita e le sue imprese, disposti lungo i muri come una via crucis. Ci sono appesi i soliti ema di legno, con le preghiere scritte a mano, come ce n'erano al tempio di Benten. Solo che qui sull'altra faccia invece del serpente, animale legato al culto della dea, c'è il mezzo busto dell'Ammiraglio. Doveva essere giorno del mercatino dell'usato, in quanto prima domenica del mese. Ho chiesto al sacrestano del tempio, che vendeva amuleti shinto con l'effigie di Hello Kitty (non so con che criterio Hello Kitty è accostato al culto di un generale dell'era Meiji), e ne ho ricavato l'informazione che il mercatino si svolge solo nella prima domenica dell'anno. Appena uscito dal tempio, ovviamente trovo il suddetto mercatino. A volte comunicare con questa gente non solo è difficile. È inutile. Due settimane fa invece ero a cena con Monna L'Isa, la collega svizzera del corso di giappo che fa ricerca sui robot sommergibili, e le stavo spiegando appunto del mausoleo del generale Tôgô e della guerra russo-giapponese. Un tizio che capiva l'inglese, e che tra parentesi sembrava il prototipo del maniaco sessuale al termine di una dura giornata di appostamenti (al ristorante da solo, impermeabile dell'ispettore Clouseau, cappello calato sugli occhi, occhiali degli anni '70, e in mano una mappa del 109 di Shibuya) ci ha chiesto da dove venivamo. Pensava fossimo finlandesi, perché, ci ha spiegato, essi vengono spesso a rendere omaggio alla tomba di Tôgô, perché grazie alla vittoria dei Giapponesi la Finlandia acquistò l'indipendenza dalla Russia. Così diceva lui almeno... [Senpai conferma?] Dicevo del Meiji Jingû: c'è una festa in questo periodo, detta "shichi go san" (Sette Cinque Tre) in cui i bambini che compiono 3, 5 e 7 anni vengono portati al tempio per la benedizione. Infatti quel giorno al Meiji Jingû c'erano molte famiglie, alcune in abiti tradizionali, altre in cui solo il/la pargoletto/a era in sgargiante kimono (uno aveva anche lo spadino da samurai). Quel giorno c'era anche un matrimonio, che i numerosi gaijin fotografavano senza ritegno. Al Meiji Jingû pertanto mi sono sentito tantòn un turista medio. Per cui, la domenica successiva ho scelto di arrampicarmi in un posto dove nessun gaijin è mai arrivato: Ȏyamadera. 2005-12-05 Venerabile BenzaitenQualche capitolo fa ("Intervallo") vi ho parlato del tempietto
shintoista che si trova in mezzo al parco di Inokashira, e che è
dedicato a tale "Venerabile Benzaiten"; be', si è dato il caso che,
sfogliando una guida turistica in inglese ho scoperto che Benzaiten non è un dio, ma una dea di
origine indù, passata in Giappone tramite il buddhismo, ed è chiamata
anche Benten. Come gli otaku tra di voi sapranno già, è
nientemeno che colei alla quale è ispirato il personaggio di Benten
della saga di Uruseiyatsura (=Lamù). Questo mi ha fatto un po' impressione, perché un conto è sapere che un personaggio di un cartone animato è una parodia di una non meglio identificata "figura mitologica", lontana nel tempo e nello spazio, un'altro è aver visto gente in carne e ossa e stivali di camoscio pregare in un tempio dedicato al tale dea!.. quando non puoi fare a meno di ricordartela in bikini rosso, in sella a una moto spaziale, col bazooka e una catena a mo' di nastro tra i capelli. 2005-11-30 Le Tecniche della Sacra Scuola del Tocu - parte VInsomma, comincio a preoccuparmi. Vedo la cosa precipitare inesorabilmente verso una conclusione melodrammatica, da teatro kabuki;
del tipo che il Fidanzato spicca la testa dal collo dei nostri Paolo & Francesca con un singolo silente balenìo della sua katana, e in un profluvio di sangue stile Lady Snowblood, o se preferite il suo epigono, Kill Bill, fa seppuku a sua volta piantandosela ieraticamente nel fegato al cospetto dei due ormai inerti cadaveri. Oppure lei che come Madama Buttefly, rinnegando i valori degli antenati, abbandona il suo samurai per seguire il pirata europeo, e poi si ritrova sola, sconsolata e rifiutata dalla società che le ha dato i natali, mentre lui salpa l'ancora per nuove avventure. Cioè, ci rendiamo conto? questa gli ha anche scritto una lettera in italiano, e poi una in giappo (di 4 pagine). Entrambi documenti etno-sociologico di inestimabile valore, di cui il Tocu ha consentito spontaneamente di prender visione al vostro inviato, cosa che non avrebbe dovuto fare, ma vi giuro che non ho insistito io. Però, è incredibile quante cose s'imparano sul Giappone tramite le babe dei colleghi; non occorre nemmeno piazzare le telecamere al 109 di Shibuya. Orbene, proseguendo nell'escalation di passione e di coinvolgimento dei nostri Tristano e Isotta, è arrivato il giorno in cui il Tocu ha dovuto regalare il famoso quarto d'ora di felicità, se capite cosa intendo, alla sua kami. Al termine di questo quarto d'ora, che è durato una notte intera, la Dea lo apostrofa a bruciapelo: - Ma tu sei un playboy, vero? - Noooo. Ma che dici? niente affatto! - Sì! sì! Tu devi essere il tipico playboy italiano: si vede che hai esperienza. Troppa esperienza. Subarashii. Magnifico. Il Tocu smascherato proprio mentre dà il meglio di sé e delle sue Sacre Tecniche, e in virtù di esse viene massimamente apprezzato. Insomma, forse la tipa non è del tutto priva di difese; anzi pare lucidamente perspicace. Forse sta coltivando un'illusione... ma con consapevolezza; tipico giapponese anche questo. Sapete, gli dèi dello shintoismo, i kami, hanno questa particolarità: non sono onnipotenti. Nessuno di loro. Forse neanche il Tocu. (おわり)
2005-11-23 Più risposte per tuttiAlessandro: molto onorato dei tuoi complimenti! Quanto al mio
lavoro, sono un kenkyûin all'Università, con borsa di studio
annuale. Non aggiungo altri dettagli per paura che qualche mio collega
finisca per trovare questo sito tramite Google ^^;; (anzi a volte mi
viene il sospetto che l'abbiano già trovato e non me lo dicono...). Federico (e Kira) e anche Barbara: chiariamo un fatto: non mi sto affatto dando pena per lui... e nemmeno, nonostante tutto, lo vedo come un mito assoluto! Certo, il Tocu ha delle capacità, diciamo così, che sinceramente mi lasciano basìto. Per me è proprio di un altro pianeta. Ora, è per questo che le performance erotiche del Tocu tengono banco in questo blog: perché raramente, anzi mai, ho visto "in azione" un tipo del genere, giorno per giorno... Perché i miei amici non sono generalmente degli sciupafemmine ;) e quelli che lo sono, sono molto riservati su queste cose... Insomma, piuttosto, mi do pena per le sue babe!.. Sì, anche a me spesso viene voglia di prenderlo a badilate sulle gengive, o meglio, mi piacerebbe che lo facesse qualcuna con miglior causa. Non potendo impicciarmi dei fatti altrui, mi accontento di prefigurare la tua profezia di tanto in tanto, che non è in effetti uno scenario da scartare. Ma non mi faccio troppe illusioni sull'efficienza della Giustizia Divina... devono aver applicato la legge Cirami anche da quelle parti. Per amore di verità, mi tocca aggiungere che il Tocu non è uno di quelli per cui, se mi passate la ben nota espressione di Fab, "il mondo inizia alla base del suo pene, e finisce sulla punta del suo pene". A parte più di venti pubblicazioni scientifiche, è uno che legge, ha i suoi gusti di cinema e di musica; ha fatto il corrispondente da Tokyo, scritto 4 libri sulle armi non convenzionali e argomenti affini, e per questo è stato anche consulente di un gruppo parlamentare. E quanto a babe, ha avuto anche alcune storie molto "serie" (vi ricordo che ogni "Cattivo di Ken" si porta un fardello di sofferenza pregressa sulle spalle...). Quando gli chiedo come fa ad aver fatto tante cose in una sola vita, mi risponde: "Be'... c'è chi passa il tempo leggendo manga di baseball...". O scrivendo un blog, mi viene da aggiungere. Wildheart: Mi guardo bene dal dare buoni consigli non potendo dare cattivo esempio. Come dici tu, ognuno deve "sbatterci il naso" autonomamente nella sua esperienza personale. Per cui, il discorsetto sulla fortuna elargita dai kami non è che gliel'ho fatto così a mo' di predica dal pulpito. Solo, ogni tanto gli butto lì una battuta "mistica"... tanto per far capire come la penso. Non ho niente da insegnare a nessuno... Shinkangae: ho visitato il tuo monumentale sito sul Giappone... se manca qualcosa? ma ne sai molto più di me! Ogni tanto però, spero che tu passi il tempo libero non davanti al computer. Quanto alla genialità del Tocu... vide supra. Kira: Grazie anche a te per i complimenti. +200 euro??? O_o Gesù. Sarà il caso che cominci a pensare a procurarmi il biglietto di ritorno... A propo, ma non hai detto che devi tornare in giappone x 3 mesi il prox anno? Il termine "baba": è una parola triestina un po' gergale per indicare gli esseri umani di sesso femminile (il corrispondente maschile è "mato"), e in tale accezione è usato in questo blog. Faccio notare che invece nella mia zona di origine (Friûl) il termine vuol dire "essere umano, di sesso prevalentemente ma non necessariamente femminile, che ama chiacchierare e soprattutto spettegolare"; nell'accezione triestina, dalle mie parti non è generalmente compreso. E nella tua porzione di Nordest, che uso ha? Shige: non conosco il proverbio giapponese "ryouyaku ha kuchi ni nigashi". Ho provato a tradurlo ma non mi è molto chiaro. Puoi aiutarmi? Grazie Violadellanima: lo so che di templi shinto ce ne sono come funghi, ma quello era il primo che ho visto! Questo fine settimana ne ho visitato un altro, più grande e famoso. Vi parlerò ancora di shintoismo, per la vostra gioia ^_^;;; |
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